Archive for giugno, 2009

no alla costruzione dell’aeroporto nell’area termale del Bulicame

bulicame.jpg Riceviamo dal centro di ricerca della pace, e volentiri pubblichiamo un appello contro la costruzione dell’aeroporto di Viterbo che, oltre ad essere inutile ed eccessivamente costoso, rischia di distruggere l’area archeologica e termale del bulicame, protetta da numerosi vincoli per l’importanza naturalistica, archeologica e paesaggistica. Ci associamo all’appello e ci rendiamo disponibili per tutte le iniziative che verranno proposte per contrastare questa dissennata azione contro la natura e il paesaggio, proprio in un momento in cui c’è una crisi economica che mette in crisi il modello sviluppista basato su enormi, costose e deturpanti opere pubbliche.

Un appello al mondo della cultura e dell’insegnamento
Gentili signore e signori,
ci rivolgiamo a voi, persone che amate la cultura al punto da averne fatto
la vocazione e l’impegno professionale della vostra vita, per chiedere il
vostro urgente aiuto.
L’area archeologica e termale del Bulicame a Viterbo, un’area di preziose
emergenze e memorie storiche e culturali, e di altrettanto preziosi beni
naturalistici e risorse terapeutiche, e’ minacciata di distruzione dalla
volonta’ di una lobby speculativa di realizzarvi un mega-aeroporto.
La realizzazione del mega-aeroporto avrebbe come immediate conseguenze:
a) lo scempio dell’area del Bulicame e dei beni ambientali e culturali che
vi si trovano; Continue Reading »

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scoperto laghetto di cromo esavalente nel deposito di scorie delle acciaierie!

Dall’ultimo numero dell’Espresso (18 giugno) “L’altra Thyssen. Polveri nell’aria. Rifiuti che finiscono in un affluente del Tevere. Laghetti di veleni. L’acciaieria di Terni nel mirino delle inchieste” di Stefania Maurizi.
L’articolo inizia così: “E’ una patina grigia, chiarissima, che si deposita ovunque: la noti accumulata ai margini della strada, ma soprattutto sulla chioma degli alberi, sui tetti delle case, sui cartelli stradali, nei giardini. [...] Tutti sanno da dove viene quella polvere. Vola via dai recinti della Thyssen Krupp di Terni, il polmone d’acciaio del cuore verde d’Italia: nasce dalle montagne di scorie sfornate dalla fabbrica metallurgica più importante d’Italia”.
Veniamo a conoscenza che il Procuratore capo Fausto Cardella sta indagando “sui pericoli ambientali che il gigante di acciaio avrebbe provocato. Indagini sulle polveri che si disperdono sulle case del quartiere di Prisciano; sui rifiuti liquidi che finiscono nel fiume Nera, un affluente del Tevere che fino alla cittadina umbra appare aulico; sulla gestione della misteriosa discarica di Vocabolo Valle dove sono stati sepolti anche veleni che non dovevano trovarsi lì e dove il percolato sarebbe stato smaltito in impianti della Thyssen privi di autorizzazioni” ma la cosa più sconvolgente e che fino ad oggi tutti ci avevano tenuta nascosta “la scoperta di un laghetto sotterraneo denso di cromo esavalente, agente cancerogeno pericolosissimo in concentrazioni cento volte superiori al limite. Il tutto a pochi chilometri dalla Cascata delle Marmore e dai suoi paesaggi incantevoli, incastonato della regione delle colline verdi che generano ogni anno un miliardo di litri di acqua minerale”.
Molto interessante è il paragrafo intitolato “La montagna delle scorie” che inizia “L’ultima inchiesta è in unno ai paradossi italiani” e che riguarda il tracciato della Terni-Rieti che “viene fatto passare dentro la discarica di Vocabolo Valle che da trent’anni inghiotte ogni risma di rifiuti, urbani e industriali”. “Si progetta - continua l’articolo - di attraversarla con un tunnel, scavato in mezzo alla montagna delle scorie che da dieci anni si è deciso di bonificare, invano”.
“E’ proprio scavando l’imbocco sud della galleria che nello scorso aprile è spuntato “il drago”: una piscina colma di liquido verde brillante, quasi fantascientifico, lunga 30 metri, larga 15 e profonda più di tre. Millequattrocento metri cubi di veleno, come hanno dimostrato le analisi: acque dense di cromo esavalente, agente cancerogeno ad altissima pericolosità. La concentrazione, dichiara Adriano Rossi dell’Arpa, arrivava “anche a 500 microgrammi al litro”, mentre il limite massimo tollerato per le acque di falda è di soli 5 microgrammi”.
I lavori sono stati immediatamente bloccati ed è stato necessario variare il progetto aggirando la collina. “La scoperta ha spiazzato tutti: nessuno pensava che ci fossero veleni a quella profondità, perché i calcoli sulla struttura geologica erano sbagliati”.
Insomma una bomba ecologica finora sconosciuta alla quasi totalità dei ternani.

Il cromo esavalente se ingerito può avere effetti cancerogeni sul cavo orale e sull’intestino. Altri problemi di salute che sono causati da cromo esavalente sono:

- Eruzioni cutanee
- Problemi di stomaco e ulcera
- Problemi respiratori
- Indebolimento del sistema immunitario
- Danni a fegato e polmoni
- Alterazione del materiale genetico
- Cancro ai polmoni
- Morte

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I pesticidi nel piatto

pesticidi3.jpg Sulle nostre tavole finiscono 109 prodotti agricoli irregolari, vale a dire con concentrazioni di pesticidi superiori ai limiti consentiti, e 2.410 prodotti a norma, ma che comunque contengono residui di sostanze chimiche.

Per dirla in altri termini “solo un frutto su due (53,8%) e’ privo di residui chimici”. Lo denuncia il rapporto ‘Pesticidi nel piatto 2009′ di Legambiente, presentato oggi dall’associazione.
Rispetto al 2008, aumenta dello 0,2% la quantita’ di cibi irregolari, facendo registrare quella che Legambiente definisci una “battuta di arresto” rispetto agli ultimi anni. Maglia nera alle Regioni del Sud (Sicilia, Puglia e Campania), dove si registra la presenza di piu’ sostanze chimiche diverse all’interno dello stesso prodotto agroalimentare.
In testa alla particolare classifica la Sicilia, dove Legambiente ha trovato un campione di uva con ben nove tipi diversi di antiparassitari. Sempre sull’isola ’spicca’ un peperone con sette diversi principi attivi. Seguono Puglia e Campania, con uva e mele contenenti sette diversi prodotti fitosanitari. Non diversa la situazione in Sardegna, dove 18 mele su 20 risultano “contaminate da piu’ sostanze chimiche”. E per quanto al nord la situazione possa apparire migliore, con la frutta che ha al proprio interno solo un prodotto chimico, il 90% delle mele dell’Emilia Romagna contiene residui.
La quantita’ di prodotti agroalimentari ai pesticidi sono contenuti: quelli irregolari sono l’1,2% del totale (+0,2% rispetto al 2008), con crescita dello 0,1% per la verdura (dallo 0,7% allo 0,8%). Ma a preoccupare il direttore generale di Legambiente, Rossella Muroni, e’ il fatto che “il lieve miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi osservato negli ultimi anni ha conosciuto una battuta d’arresto”.
Preoccupano poi gli effetti sulla salute umana delle diverse sostanze chimiche combinate. “E’ dimostrato- ricorda Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente- che alcune sostanze sono nocive per feti e donne”. I limiti di sostanze stabiliti dalla legge, lamenta, “considerano uomini adulti, ma non donne e bambini”. Per questo, conclude, “chiediamo il divieto dei pesticidi in determinati spazi, quelli dove possono essere colpite queste fasce di popolazione”.

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