I pesticidi nel piatto

Sulle nostre tavole finiscono 109 prodotti agricoli irregolari, vale a dire con concentrazioni di pesticidi superiori ai limiti consentiti, e 2.410 prodotti a norma, ma che comunque contengono residui di sostanze chimiche.

Per dirla in altri termini “solo un frutto su due (53,8%) e’ privo di residui chimici”. Lo denuncia il rapporto ‘Pesticidi nel piatto 2009′ di Legambiente, presentato oggi dall’associazione.
Rispetto al 2008, aumenta dello 0,2% la quantita’ di cibi irregolari, facendo registrare quella che Legambiente definisci una “battuta di arresto” rispetto agli ultimi anni. Maglia nera alle Regioni del Sud (Sicilia, Puglia e Campania), dove si registra la presenza di piu’ sostanze chimiche diverse all’interno dello stesso prodotto agroalimentare.
In testa alla particolare classifica la Sicilia, dove Legambiente ha trovato un campione di uva con ben nove tipi diversi di antiparassitari. Sempre sull’isola ‘spicca’ un peperone con sette diversi principi attivi. Seguono Puglia e Campania, con uva e mele contenenti sette diversi prodotti fitosanitari. Non diversa la situazione in Sardegna, dove 18 mele su 20 risultano “contaminate da piu’ sostanze chimiche”. E per quanto al nord la situazione possa apparire migliore, con la frutta che ha al proprio interno solo un prodotto chimico, il 90% delle mele dell’Emilia Romagna contiene residui.
La quantita’ di prodotti agroalimentari ai pesticidi sono contenuti: quelli irregolari sono l’1,2% del totale (+0,2% rispetto al 2008), con crescita dello 0,1% per la verdura (dallo 0,7% allo 0,8%). Ma a preoccupare il direttore generale di Legambiente, Rossella Muroni, e’ il fatto che “il lieve miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi osservato negli ultimi anni ha conosciuto una battuta d’arresto”.
Preoccupano poi gli effetti sulla salute umana delle diverse sostanze chimiche combinate. “E’ dimostrato- ricorda Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente- che alcune sostanze sono nocive per feti e donne”. I limiti di sostanze stabiliti dalla legge, lamenta, “considerano uomini adulti, ma non donne e bambini”. Per questo, conclude, “chiediamo il divieto dei pesticidi in determinati spazi, quelli dove possono essere colpite queste fasce di popolazione”.

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