Stop al nucleare: le Regioni ricorrono alla Corte Costituzionale
set 24th 2009legambienteameliaarchivio & centrale nucleare
Cresce il fronte anti-nucleare delle Regioni. Dieci quelle che, finora, hanno deciso di impugnare la discussa Legge 99 che contiene la delega al governo sulla ripartenza dell’energia atomica in Italia. Al primo gruppo – cinque: Calabria, Liguria, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna – si sono aggiunte Umbria, Lazio, Marche, Basilicata e Sicilia. Praticamente la metà del Paese. E non è detto che entro il termine del 30 settembre il numero delle «ribelli » non aumenti. La decisione di ricorrere alla Corte Costituzionale – sostenuta dalle associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente e Wwf – è basata sul mancato coinvolgimento delle Regioni nell’iter decisionale per la «localizzazione » degli impianti. Questi vengono trattati cioè come aree militarizzate. La legge delega, infatti, prevede l’obbligo di intesa» con la conferenza unificata regionale soltanto per «la costruzione e l’esercizio degli impianti per la produzione energetica nucleare, per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti a fine vita».
In sostanza, il governo può decidere dove collocare le nuove centrali senza un accordo con l’amministrazione regionale: una previsione che, secondo le ricorrenti, viola il Titolo V della Carta che individua poteri concorrenti tra Stato e Regioni in materia di energia. Le Marche hanno fatto sapere ieri mattina che anche loro presenteranno ricorso alla Consulta: «Esistono i presupposti giuridici – ha affermato l’assessore all’Ambiente Marco Amagliani – supportati da precedenti giurisdizionali». Ad annunciare il sì del Lazio è stato il governatore Piero Marrazzo: «Faremo ricorso perché i nostri territori già vedono una presenza notevole di impianti di produzione di energie tradizionali. La sfida casomai è aumentare il ricorso a quelle rinnovabili e alternative ». Si avviano in quella direzione la Basilicata e la Sicilia, anche se la decisione ufficiale verrà presa lunedì in consiglio regionale. Da registrare poi le perplessità, almeno apparenti, in Sardegna del governatore Ugo Cappellacci e l’ostilità della Lega in Veneto. In Puglia il governatore Nichi Vendola ha preannunciato un rifiuto «non negoziabile» al progetto governativo. La Lombardia di Formigoni non tentenna, ma meno contente dei governanti sono le popolazioni dei siti interessati. Ottimista il ministro dello Sviluppo Economico Scajola: «Speriamo che la Corte riconosca che garantire all’Italia energia elettrica a prezzi allineati con gli altri Paesi europei è obiettivo raggiungibile solo con una quota di nucleare».
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