Archive for marzo, 2011

no agli inceneritori!

inceneritore_0 Legambiente ribadisce la propria opposizione all’incenerimento dei rifiuti:
la priorità è nella loro riduzione, nella raccolta differenziata e nel riciclaggio
Dopo il voto in Consiglio regionale di ieri con il quale si è dato il via libera alla progettazione dell’inceneritore per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Umbria, Legambiente interviene ribadendo la propria convinzione che nella nostra regione non c’è bisogno di vecchi e nuovi inceneritori, nè dell’ampliamento indiscriminato di discariche.

“A parole tutti sostengono la priorità della riduzione dei rifiuti, della raccolta differenziata e del riciclaggio secondo quella che viene definita la gerarchia europea delle 4 R - dichiara Alessandra Paciotto presidente di Legambiente Umbria – ma il voto di ieri dimostra sostanzialmente il contrario. Legambiente ha sempre sostenuto fin dalle prime osservazioni al Piano Regionale dei Rifiuti che un processo virtuoso di governo dei rifiuti deve individuare priorità non solo tecniche ma anche economico finanziarie e cioè che – in questo caso – non si dovesse spendere un solo soldo pubblico per gli impianti di chiusura del ciclo, come le discariche e gli inceneritori, prima di aver raggiunto una quota importante di raccolta differenziata, che noi avevamo indicato nel 65% al 2012 e che è stata poi ripresa da Dottorini e Stufara che hanno proposto negli emendamenti al DAP una quota del 50%, comunque significativa “.

“Questa nostra proposta, così come quella di Dottorini e Stufara, non è un atteggiamento pilatesco o una furbizia tattica e neppure un sotterfugio - continua la Paciotto - ma serviva e servirebbe a garantire che la riduzione e la raccolta differenziata non subissero come sempre è accaduto, la concorrenza sleale di inceneritori e discariche “.

“Il voto in aula sul termovalorizzatore ci preoccupa anche perchè nega quella riapertura del dibattito tra decisori politici e tecnici e cittadini, da noi sempre sollecitata, che andrebbe incontro alle aspettative dei tanti che vedono con apprensione la costruzione dell’inceneritore, così come l’ampliamento preventivo delle discariche. A proposito dell’emergenza rifiuti in Campania - conclude la rappresentante di Legambiente Umbria - evocata da molti di quelli che hanno votato il provvedimento, osserviamo che affrontare il problema della gestione del ciclo dei rifiuti dalla coda – e cioè cominciando da inceneritori e discariche – invece che dalla testa – e cioè dalla riduzione, dalla raccolta differenziarìta e dal riciclaggio – è esattamente quello che è accaduto in Campania e che è all’origine di quel disastro ecologico, economico e sociale che è sotto gli occhi di tutti “.

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Manifestazione contro le centrali nucleari – Roma 26 Marzo

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Assemblea costitutiva del comitato referendario “Vota SI per fermare il nucleare”

vota_si_simbolo_colore_0 Invitiamo tutte le associazioni di Amelia, i sindacati  e i cittadini a partecipare all’assemblea costitutiva del
comitato referendario di Amelia “Vota Si’ per fermare il nucleare”
presso il “Pianeta Verde” via Garibaldi, 28 – Amelia  Venerdì 25 Marzo ore 18.00
Gli avvenimenti verificatisi in Giappone, dove  una serie di incidenti a catena ha messo in crisi la stabilità di 4 diversi reattori nucleari con un forte rilascio di sostanze radioattive nell’ambiente, rendono ancora più importante impegnarsi per raggiungere il quorum al referendum del 12 Giugno.
Il terribile terremoto che ha colpito il Giappone è solo una causa indiretta dello shock nucleare: la vera causa è stata l’interruzione dell’energia elettrica che ha bloccato i sistemi di raffreddamento e il guasto alle pompe di emergenza dovuto allo tsunami. Lo stesso potrebbe accadere con un’inondazione con black out elettrico (come quello italiano del 2003) o un attentato alle reti elelettriche.
In un paese altamente sismico (l’AIEA ha inserito l’Italia nel gruppo dei paesi dove è possibile un terremoto superiore al 7° grado – quindi dove prendere ulteriori – e costose – misure di sicurezza) in gran parte del suo territorio, soggetto frequentemente ad alluvioni, con un forte livello di dissesto idrogeologico, costruire delle centrali nucleari è oltre che antieconomico estremamente pericoloso. Se vogliamo aggiungerci il modo in cui storicamente sono state costruite le “grandi opere” con catene di subbappalti (spesso infiltrati dalla mafia) dove le imprese subbappaltatrici tendono a ridurre i costi in tutti modi, a scapito della qualità dell’opera…
Non esistono centrali sicure, la “favola” che l’incidente di Chernobyl sia avvenuto unicamente per colpa dell’arretratezza della tecnologia russa e che quindi non si sarebbe mai più verificato è stata tragicamente smentita proprio nel paese più tecnologicamente avanzato. Le notizie coincitate che vengono diffuse mostrano soltanto che non sanno proprio come fare per evitare (ma sembra in qualcuno sia già avvenuta) la fusione del nocciolo in ben 4 reattori.
Dobbiamo impegnarci per evitare una scelta  economicamente sbagliata e pericolosa, dobbiamo far conoscere ai cittadini i pericoli e l’antieconomicità delle centrali atomiche e convincerli ad andare a votare (visto che hanno indetto il referendum nell’ultimo giorno disponibile, a scuole ormai chiuse). Ne va del futuro nostro e dei nostri figli.

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A Fukushima il terzo incidente più grave della storia

fukushima Quello di Fukushima è stato il terzo incidente più grave avvenuto in una centrale atomica nella storia. E non è finita. La situazione continua ad essere grave e l’allarme non accenna a scendere per i rischi di nuove esplosioni negli altri reattori e perché ancora non si è in grado di capire se nel nocciolo dei due reattori più colpiti si sia avviata la pericolosissima fase di fusione.

“Proprio la grande incertezza sull’entità del disastro nucleare in Giappone – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – deve necessariamente sollecitare nuove e appropriate riflessioni sull’opportunità di avviare in Italia una nuova stagione nucleare. Oggi, esattamente come nel secolo scorso, non esiste sicurezza assoluta per nessun tipo di centrale atomica ed è bene che i cittadini italiani sappiano, in vista del referendum al quale sono chiamati a votare, che le quattro centrali che il Governo vorrebbe costruire nel Paese, utilizzeranno la tecnologia del reattore francese EPR, per il quale le Agenzie per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna avevano individuato (nel 2009) problemi nel progetto del sistema di sicurezza”.

L’esplosione della centrale di Fukushima di ieri è stata classificata di livello 4 nella scala Ines. Per quanto riguarda gli incidenti negli impianti atomici per la produzione elettrica, sono risultati più gravi solo la tragedia di Cernobyl in Ucraina nel 1986 (livello 7) e l’incidente della centrale di Three Mile Island negli Stati Uniti dove avvenne la fusione del nocciolo (livello 5).

La scala Ines (International Nuclear and Radiological Event Scale), la classificazione internazionale degli incidenti nucleari e radiologici, è stata creata nel 1989 dall’Aiea, Agenzia internazionale per l’energia atomica, e dall’Agenzia per l’energia nucleare dell’OCSE. Divide gli eventi in 7 livelli: i più bassi (da 1 a 3) vengono definiti come guasti, mentre quelli più alti (da 4 a 7) sono classificati come incidenti. Il livello 1 indica un’anomalia, mentre il 2 e il 3 sono utilizzati per i guasti semplici e quelli gravi. Il livello 4 è un incidente con conseguenze locali, mentre il 5 indica un incidente con conseguenze più estese. Il 6 e il 7 indicano incidenti gravi e molto gravi.

Gravi incidenti hanno riguardato anche altri impianti della filiera atomica come quelli per la fabbricazione di ordigni nucleari, avvenuti a Kyshtym in Unione Sovietica (livello 6) e a Sellafiled in Gran Bretagna (livello 5) nel 1957, o impianti per la produzione delle barre di combustibile per le centrali nucleari, come quello di Tokaimura (livello 4) in Giappone nel 1999.

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Come mitigare l’impatto ambientale dei campi fotovoltaici

campo_fv_carano2-300x223 Venerdì 4 marzo abbiamo partecipato a Lugnano all’incontro pubblico con l’assessore Regionale Silvano Rometti, che ha illustrato le proposte della regione per regolamentare l’espansione incontrollata dei campi fotovoltaici.

Noi abbiamo ribadito la nostra posizione favorevole ad una limitazione dell’estensione dei campi fotovoltaici nei terreni agricoli, e l’esclusione delle zone di alto valore paesaggistico e quelle visibili intorno ai centri storici.

Abbiamo anche avanzato delle proposte sulla regolamentazione della gestione dei campi fotovoltaici: divieto dell’uso di diserbanti (per evitare infiltrazioni nella falda), divieto di detergenti tossici per la pulitura dei pannelli e divieto di bitumazione delle strade di servizio , per evitare che diventi difficile o impossibile ripristinare lo stato dei luoghi alla dismissione dell’impianto.  L’assessore si è mostrato interessato ed ha affermato che si tratta di importanti suggerimenti di cui si potrà tener conto per la stesura del regolamento: speriamo che questo piccolo contributo possa essere utile a mitigare l’impatto dei campi fotovoltaici!

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