le nostre osservazioni sul progetto LIFE per il Rio Grande

 

Se possiamo condividere l’intenzione di un’azione per il ripristino e rinaturalizzazione dell’area del Rio Grande, dobbiamo però dire che il progetto LIFE presenta molti lati oscuri che potrebbero produrre un esito molto diverso da quanto enunciato nel progetto..

1) condividiamo l’esigenza di “svuotare” dai fanghi il bacino del Rio Crande, compresi i suoi affluenti ma la costruzione di una galleria a 2,5 m dallo sfioro non garantisce il ripristino del bacino e determinerebbe la formazione di un bacino con fondali troppo bassi per ripristinare un ecosistema lacustre. L’unico modo per “ricreare” veramente il bacino iniziale è uno svuotamento completo che non può avvenire se non con la riapertura dello scarico di fondo della diga e la creazione di un nuovo sistema di regolazione che permetta periodicamente di svuotare completamente la diga. Il “dewatering” con posizionamento dei fanghi sulle rive determinerà una riduzione dell’alveo, già piccolo, di ulteriori 6 m., mettendo in pericolo la creazione di un ecosistema sufficiente alla conservazione della fauna acquatica, danneggiando i pochi lembi di vegetazione ripariale che si vorrebbero proteggere. Bisogna quindi pensare ad una diversa modalità di svuotamento o ad un “riposizionamento” diverso dei fanghi che non incida sul già esiguo bacino.

Il nostro circolo, insieme ad Italia Nostra e il WWF, nei prossimi giorni, lancerà la petizione popolare “Salviamo il Rio Grande” per chiedere che la regione Umbria, come previsto dall’ordinanza della Protezione Civile del 9 Gennaio 2014, si prenda in carico della gestione della diga del Rio Grande e si proceda ad un completo svuotamento del bacino ed al ripristino della diga di fondo. Solo così sarà possibile ricreare l’ambiente naturale restituendo a tutti gli amerini la bellezza del paesaggio del Rio Grande che tutti amano.

Se questo non avverrà, il parere della protezione civile è quello di procedere alla DISMISSIONE delle dighe, cioè alla FINE della “Para” e al definitivo infangamento del “Ponte”, con relativa estinzione del lago e relativi rischi anche sulla staticità del ponte (non progettato per tenere un bacino di fango ma bensì un bacino di acqua!)

2) il ripristino dei tratti a monte della diga Romana rischia di eliminare un bosco ripario di grande pregio identificabile come l’habitat di interesse comunitario foresta a galleria.

3) la maggior parte del finanziamento è sostanzialmente finalizzato alla gestione e progettazione di un'area a verde pubblico con finalità paesistiche, piuttosto che alla gestione di un'area naturale, facendo ricadere gran parte degli interventi e del finanziamento all'esterno del SIC.  Si perde così l'opportunità di fare un progetto di conservazione per l'area SIC, quindi la ricaduta sull'habitat di interesse comunitario e sulle specie ospitate sarà minima

4) Gli interventi previsti sul bosco di conifere con la sua parziale sostituzione con messa a dimora di olivi lungo i tornanti sul versante nord che conduce ad Amelia comporta interventi che appaiono illegali, poiché la normativa nazionale tutela i boschi (compresi i rimboschimenti di conifere) e vieta di trasformarli in altra destinazione d’uso del suolo.

Quello che però ci lascia sconcertati è come sia possibile che nella corposa analisi ambientale parte integrante del progetto, sia sia potuto ignorare l’esistenza di alcune specie importantissime per l’equilibrio dell’ambiente:

  • La presenza di una folta colonia, sulle pendici di Amelia e proprio nella pineta che si vuole ridurre ulteriormente (dopo la distruzione apportata dalla costruzione del parcheggio) dello scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) che è stato recentemente inserito nella lista rossa animali in pericolo – IUCN – WWF tra le 266 le specie italiane che rischiano di sparire ed è compreso tra le specie protette dall’art. 3 della convenzione di Berna. Lo scoiattolo rosso è insediato dalla diffusione (per rilascio accidentale) dello scoiattolo grigio americano che lo sta soppiantando in buona parte dell’Europa, dell’Italia ed anche in Umbria. I boschi di conifere sono i soli in cui lo scoiattolo rosso ha la possibilità di competere senza soccombere allo scoiattolo grigio americano e qui, senza comunicare alla comunità europea l’importante presenza dello scoiattolo rosso, si vuole praticamente eliminare uno dei pochi habitat che potrebbe fungere da rifugio di questa specie.

Il comune è a conoscenza di questa presenza proprio perché il circolo di Legambiente ne ha parlato in diversi comunicati stampa che sono stati pubblicati sui giornali locali, tra cui il banditore di Amelia ed aveva proposta all’assessore di rilanciare il Parco del Rio Grande proprio chiedendo i finanziamenti europei mirati alla conservazione di questa piccola e preziosa specie.

  • La presenza, ormai episodica, ma spesso immortalata in foto pubblicate sui giornali locali, dell’airone cenerino (Ardea cinerea) specie protetta ai sensi della L. 157/92 in quanto considerata a rischio di estinzione per via dell’incremento dell’inquinamento idrico delle acque dove vive, inserita nella lista rossa italiana inserita nella lista rossa delle specie in pericolo e nell’allegato I della Direttiva Uccelli (79/409/CEE). Si tratta di una specie che staziona in Italia nel periodo dello svernamento e la vicinanza con le oasi di Alviano e di Burano potrebbe trasformare il rio Grande un’area faunistica di interesse nazionale, con la creazione di osservatori ornitologici e un discreto flusso turistico di persone interessate alla natura.

  • Analoga osservazione per la garzetta (Egretta garzetta), avvistata più raramente, che a volte viene ad alimentarsi sul Rio Grande ed è anch’essa inserita nella lista rossa delle specie in pericolo e nell’allegato I della Direttiva Uccelli (79/409/CEE).

  • La presenza della Nutria (Myocastor coypus) specie alloctona (ormai presente in gran parte dell’Europa per rilascio accidentale di animali allevati per la pelliccia) sufficientemente invasiva che va tenuta sotto controllo, se si desidera il “ripristino” dell’ambiente originario.

L’evidente presenza di queste specie deve essere inserita nello studio (se vogliamo dargli un qualche valore scientifico) e il “ripristino ambientale” deve necessariamente comportare una conservazione della pineta di Amelia e un ripristino dell’ambiente lacustre con creazione di microhabitat per l’alimentazione dell’airone cenerino e della garzetta che possono impreziosire l’area naturalistica.

Un altro appunto è necessario fare è: perché non inserire l’intera area del parco del Rio Grande (parco finora molto virtuale) nel progetto LIFE e promuovere l’area ad oasi naturalistica per la protezione e la conservazione dello scoiattolo rosso, dell’airone cenerino e della garzetta oltre alle altre specie protette citate nello studio ( barbo tiberino, cavedano etrusco, tritone crestato – specie probabilmente ormai estinte nel bacino – cervone – specie considerata a basso rischio – rinofolo maggiore e minore – pipistrelli abbondantemente presenti – istrice – abbondantemente presente nell’area del parco).

Chiediamo che venga creato un confronto sul futuro del Rio Grande tra l’amministrazione e le associazioni ambientaliste per far sì che questo progetto possa realmente trasformare il Rio Grande in un’oasi naturalistica, riportandolo all’antica bellezza.

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