Archive for the 'centrale nucleare' Category

il referendum contro il nucleare si farà!

La corte di cassazione ha respinto l’osceno tentativo del governo Berlusconi di annullare il referendum contro la costruzione delle centrali nucleari a campagna elettorale già iniziata.

Il decreto omnibus pur abrogando gli articoli di legge su cui era stato indetto il referendum deliberava una “pausa di riflessione” di un anno, per poi legiferare di nuovo dopo aver evitato il referendum, magari sperando che si spegnesse l’interesse internazionale intorno alla catastrofe di Fukushima.

Il referendum può cancellare definitivamente la prospettiva del nucleare nel nostro paese proprio nel momento in cui in tutto il mondo si stanno cancellando le commesse di nuove centrali e diversi paesi, in testa la Germania, stanno decidendo i tempi e le modalità per uscire dal nucleare.

Ora tocca a noi scegliere un futuro senza nucleare. Come? Votando Sì il 12 e 13 giugno.
Per raggiungere il quorum, devono andare a votare 27 milioni di italiani. Abbiamo 11 giorni per mobilitare quante più persone possibile. Se vogliamo vincere contro il nucleare, ognuno di noi deve sentirsi coinvolto in prima persona: parliamo con amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e spieghiamogli l’importanza di andare a votare!

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la campagna antinucleare continua: non smobilitiamo!

Gli abbiamo messo paura. Sondaggi alla mano, hanno capito che avrebbero perso il referendum – e forse anche le amministrative – e hanno deciso di fare retromarcia. Il governo ha presentato  un emendamento al dl Omnibus (quello che conteneva la moratoria sul nucleare) che ricalca il quesito referendario anti-atomico e quindi, se approvato, cancellerà una parte sostanziale della legge sul nucleare. E con essa cancella dalla convocazione del 12 e 13 giugno il quesito sull’energia atomica. La prova provata che le probabilità di raggiungere il quorum sono molto alte.

Ma resta il fatto che la scelta dell’Esecutivo non è fatta per convinzione ma per convenienza. Che la norma non è ancora stata approvata. Che delle norme sul nucleare verrebbe abrogata solo la parte indicata dal referendum. Insomma: battere il nucleare col referendum avrebbe potuto essere una vittoria definitiva, cosa che questa nuova norma non garantirebbe. E poi dobbiamo fare attenzione: fino alla pronuncia della Cassazione il referendum sta in piedi a cui potrebbe seguire un eventuale ricorso su cui far pronunciare la Consulta. E’ ormai improbabile, ma non impossibile. Quindi, guardia alta: i trucchetti del Governo potrebbero essere in agguato.

Il Comitato nazionale Vota SI’ per fermare il nucleare non smobilita almeno fino a quando la Cassazione non si sarà pronunciata. Il 26 aprile a Roma abbracceremo in segno di solidarietà le due ambasciate: Giapponese e Ucraina.

Invitiamo le associazioni aderenti e i comitati regionali e territoriali a fare altrettanto.

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Aperitivo no Nuke

Venerdì 15 Aprile ore 19.00 al Pianeta Verde (via Garibaldi, 28 – Amelia)
Aperitivo no nuke

Aperitivo – incontro organizzativo del  Comitato “Vota SI per fermare il nucleare” per organizzare la campagna referendaria contro la costruzione delle centrali nucleari e raccogliere fondi per le spese (fotocopie, manifesti).

Secondo i sondaggi il 70% degli italiani non sa che il 12 giugno si voteranno i referendum. Questo significa che ogniuno di noi dovrà informare le persone intorno a sè dell’importanza di andare a votare,  perchè è importante  fermare la follia nucleare del nostro governo.

Dopo il disastro di Fukushima, nessuno può garantire la sicurezza delle centrali nucleari, soprattutto in un territorio a forte rischi sismico e idrogeologico come l’Italia. Andiamo a votare e convinciamo i nostri conoscenti a votare contro il nucleare.

Anche tu puoi contribuire in molti modi alla riuscita della campagna: rendendoti disponibile per le iniziative, aiutandoci a fotocopiare/stampare gratis o a poco, o consigliandoci su questo oppure con un piccolo contributo economico.

Vieni a trovarci Venerdì 15 Aprile per dare il tuo contributo
durante l’aperitivo verranno proiettati piccoli filmati sul tema dell’energia nucleare

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Assemblea costitutiva del comitato referendario “Vota SI per fermare il nucleare”

Invitiamo tutte le associazioni di Amelia, i sindacati  e i cittadini a partecipare all’assemblea costitutiva del
comitato referendario di Amelia “Vota Si’ per fermare il nucleare”
presso il “Pianeta Verde” via Garibaldi, 28 – Amelia  Venerdì 25 Marzo ore 18.00
Gli avvenimenti verificatisi in Giappone, dove  una serie di incidenti a catena ha messo in crisi la stabilità di 4 diversi reattori nucleari con un forte rilascio di sostanze radioattive nell’ambiente, rendono ancora più importante impegnarsi per raggiungere il quorum al referendum del 12 Giugno.
Il terribile terremoto che ha colpito il Giappone è solo una causa indiretta dello shock nucleare: la vera causa è stata l’interruzione dell’energia elettrica che ha bloccato i sistemi di raffreddamento e il guasto alle pompe di emergenza dovuto allo tsunami. Lo stesso potrebbe accadere con un’inondazione con black out elettrico (come quello italiano del 2003) o un attentato alle reti elelettriche.
In un paese altamente sismico (l’AIEA ha inserito l’Italia nel gruppo dei paesi dove è possibile un terremoto superiore al 7° grado – quindi dove prendere ulteriori – e costose – misure di sicurezza) in gran parte del suo territorio, soggetto frequentemente ad alluvioni, con un forte livello di dissesto idrogeologico, costruire delle centrali nucleari è oltre che antieconomico estremamente pericoloso. Se vogliamo aggiungerci il modo in cui storicamente sono state costruite le “grandi opere” con catene di subbappalti (spesso infiltrati dalla mafia) dove le imprese subbappaltatrici tendono a ridurre i costi in tutti modi, a scapito della qualità dell’opera…
Non esistono centrali sicure, la “favola” che l’incidente di Chernobyl sia avvenuto unicamente per colpa dell’arretratezza della tecnologia russa e che quindi non si sarebbe mai più verificato è stata tragicamente smentita proprio nel paese più tecnologicamente avanzato. Le notizie coincitate che vengono diffuse mostrano soltanto che non sanno proprio come fare per evitare (ma sembra in qualcuno sia già avvenuta) la fusione del nocciolo in ben 4 reattori.
Dobbiamo impegnarci per evitare una scelta  economicamente sbagliata e pericolosa, dobbiamo far conoscere ai cittadini i pericoli e l’antieconomicità delle centrali atomiche e convincerli ad andare a votare (visto che hanno indetto il referendum nell’ultimo giorno disponibile, a scuole ormai chiuse). Ne va del futuro nostro e dei nostri figli.

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A Fukushima il terzo incidente più grave della storia

Quello di Fukushima è stato il terzo incidente più grave avvenuto in una centrale atomica nella storia. E non è finita. La situazione continua ad essere grave e l’allarme non accenna a scendere per i rischi di nuove esplosioni negli altri reattori e perché ancora non si è in grado di capire se nel nocciolo dei due reattori più colpiti si sia avviata la pericolosissima fase di fusione.

“Proprio la grande incertezza sull’entità del disastro nucleare in Giappone – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – deve necessariamente sollecitare nuove e appropriate riflessioni sull’opportunità di avviare in Italia una nuova stagione nucleare. Oggi, esattamente come nel secolo scorso, non esiste sicurezza assoluta per nessun tipo di centrale atomica ed è bene che i cittadini italiani sappiano, in vista del referendum al quale sono chiamati a votare, che le quattro centrali che il Governo vorrebbe costruire nel Paese, utilizzeranno la tecnologia del reattore francese EPR, per il quale le Agenzie per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Gran Bretagna avevano individuato (nel 2009) problemi nel progetto del sistema di sicurezza”.

L’esplosione della centrale di Fukushima di ieri è stata classificata di livello 4 nella scala Ines. Per quanto riguarda gli incidenti negli impianti atomici per la produzione elettrica, sono risultati più gravi solo la tragedia di Cernobyl in Ucraina nel 1986 (livello 7) e l’incidente della centrale di Three Mile Island negli Stati Uniti dove avvenne la fusione del nocciolo (livello 5).

La scala Ines (International Nuclear and Radiological Event Scale), la classificazione internazionale degli incidenti nucleari e radiologici, è stata creata nel 1989 dall’Aiea, Agenzia internazionale per l’energia atomica, e dall’Agenzia per l’energia nucleare dell’OCSE. Divide gli eventi in 7 livelli: i più bassi (da 1 a 3) vengono definiti come guasti, mentre quelli più alti (da 4 a 7) sono classificati come incidenti. Il livello 1 indica un’anomalia, mentre il 2 e il 3 sono utilizzati per i guasti semplici e quelli gravi. Il livello 4 è un incidente con conseguenze locali, mentre il 5 indica un incidente con conseguenze più estese. Il 6 e il 7 indicano incidenti gravi e molto gravi.

Gravi incidenti hanno riguardato anche altri impianti della filiera atomica come quelli per la fabbricazione di ordigni nucleari, avvenuti a Kyshtym in Unione Sovietica (livello 6) e a Sellafiled in Gran Bretagna (livello 5) nel 1957, o impianti per la produzione delle barre di combustibile per le centrali nucleari, come quello di Tokaimura (livello 4) in Giappone nel 1999.

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SI alle energie rinnovabili, NO al nucleare

Dal 8 novembre al 8 dicembre sarè possibile firmare la Legge di Iniziativa Popolare “SVILUPPO DELL’EFFICENZA ENERGETICA E DELLE FONTI RINNOVABILI PER LA SALVAGUARDIA DEL CLIMA”, promossa dal “Comitato SI alle energie rinnovabili, NO al nucleare”. presso il Pianeta Verde, ad Amelia dal martedì al venerdì dalle 16.30 alle 19.30 e il Sabato dalle 21.00 alle 23.30
La legge di iniziativa popolare chiede che venga stilato un nuovo piano energetico nazionale con l’impegno, già preso dall’unione europea (ma non dall’Italia) di aumentare l’efficienza energetical del 20% , di ridurre le emissioni di CO2 del 13% rispetto al 2005 e di utilizzare un 17% di energie rinnovabili entro il 2020. Il Piano Energetico nazionale dovrà dare la priorità alla ricerca sulle energie rinnovabili, escludere l’uso del nucleare e prevedere un piano di transizione che contempli il superamento dell’uso del carbone e l’obiettivo a lungo termine di arrivare ad una produzione al 100% di energie rinnovabili
per leggere il testo completo delle legge: http://www.oltreilnucleare.it/

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Stop al nucleare: le Regioni ricorrono alla Corte Costituzionale

Cresce il fronte anti-nucleare delle Regioni. Dieci quelle che, finora, hanno deciso di impugnare la discussa Legge 99 che contiene la delega al governo sulla ripartenza dell’energia atomica in Italia. Al primo gruppo – cinque: Calabria, Liguria, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna – si sono aggiunte Umbria, Lazio, Marche, Basilicata e Sicilia. Praticamente la metà del Paese. E non è detto che entro il termine del 30 settembre il numero delle «ribelli » non aumenti. La decisione di ricorrere alla Corte Costituzionale – sostenuta dalle associazioni ambientaliste come Greenpeace, Legambiente e Wwf – è basata sul mancato coinvolgimento delle Regioni nell’iter decisionale per la «localizzazione » degli impianti. Questi vengono trattati cioè come aree militarizzate. La legge delega, infatti, prevede l’obbligo di intesa» con la conferenza unificata regionale soltanto per «la costruzione e l’esercizio degli impianti per la produzione energetica nucleare, per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti a fine vita».

In sostanza, il governo può decidere dove collocare le nuove centrali senza un accordo con l’amministrazione regionale: una previsione che, secondo le ricorrenti, viola il Titolo V della Carta che individua poteri concorrenti tra Stato e Regioni in materia di energia. Le Marche hanno fatto sapere ieri mattina che anche loro presenteranno ricorso alla Consulta: «Esistono i presupposti giuridici – ha affermato l’assessore all’Ambiente Marco Amagliani – supportati da precedenti giurisdizionali». Ad annunciare il sì del Lazio è stato il governatore Piero Marrazzo: «Faremo ricorso perché i nostri territori già vedono una presenza notevole di impianti di produzione di energie tradizionali. La sfida casomai è aumentare il ricorso a quelle rinnovabili e alternative ». Si avviano in quella direzione la Basilicata e la Sicilia, anche se la decisione ufficiale verrà presa lunedì in consiglio regionale. Da registrare poi le perplessità, almeno apparenti, in Sardegna del governatore Ugo Cappellacci e l’ostilità della Lega in Veneto. In Puglia il governatore Nichi Vendola ha preannunciato un rifiuto «non negoziabile» al progetto governativo. La Lombardia di Formigoni non tentenna, ma meno contente dei governanti sono le popolazioni dei siti interessati. Ottimista il ministro dello Sviluppo Economico Scajola: «Speriamo che la Corte riconosca che garantire all’Italia energia elettrica a prezzi allineati con gli altri Paesi europei è obiettivo raggiungibile solo con una quota di nucleare».

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per il clima contro il nucleare!

TERNI 24 OTTOBRE
PALAZZO GAZZOLI SALA ROSSA ORE 16,00
Conversazione con
MASSIMO SCALIA
coordinata da
VANESSA PALLUCCHI
Presidente Nazionale Legambiente Scuola e Formazione
e STEFANO CIAFANI
Responsabile Scientifico Nazionale Legambiente
Il governo Berlusconi ha deciso per un ritorno del nucleare nel nostro Paese, con un obiettivo dichiarato di produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo.
Per promuovere questa decisione ha inaugurato da qualche mese una campagna di disinformazione sulle presunte opportunità che questa scelta garantirebbe al nostro Paese.
Col nucleare, secondo l’Esecutivo, l’Italia rispetterà l’accordo europeo 20-20-20 per la lotta ai cambiamenti climatici (secondo cui entro il 2020 tutti i Paesi membri devono ridurre del 20% le emissioni di CO2 del 1990, aumentare al 20% il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico, ridurre del 20% i consumi energetici), ridurrà il costo dell’energia e le importazioni, grazie a delle non meglio identificate centrali di “nuova” generazione, descritte come sicure, pulite e tecnologicamente avanzate.
Legambiente lancia una grande mobilitazione nazionale, fatta di tante iniziative, da organizzare insieme ad una ampia alleanza di sigle associative, ambientaliste e non, con l’obiettivo di rispondere alle bugie del governo e dei nuclearisti, ristabilire la verità sulla dannosità del nucleare e la sua inutilità per il raggiungimento del 20-20-20, alimentare il dibattito a livello territoriale sui due scenari energetici alternativi futuri che devono comprendere (secondo il governo) o meno (secondo noi) la produzione di elettricità dall’atomo.
Se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, causa le ingentissime risorse necessarie per sostenere questa avventura, abbandonerebbe qualsiasi investimento per lo sviluppo delle rinnovabili e per il miglioramento dell’efficienza, che sono invece le soluzioni più immediate ed efficaci per recuperare i ritardi rispetto agli accordi internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici, e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa ormai 250.000 lavoratori.
Con la nostra mobilitazione non ci limiteremo a spiegare i motivi della nostra opposizione all’atomo, ma rilanceremo la nostra idea di modello energetico, fondato su politiche di efficienza e sviluppo delle rinnovabili e sul gas come fonte fossile di transizione.
Senza il quale l’Italia resterebbe fuori da quel percorso di modernizzazione già intrapreso con successo da altri Paesi, come la Germania e la Spagna, che grazie ad una strategia energetica innovativa usciranno nei prossimi anni dall’era nucleare.
Perché solo con una seria politica nazionale e locale, che promuova l’innovazione e renda più efficiente e sostenibile il modo con cui produciamo l’elettricità e il calore, si muovono le persone e le merci, consumiamo energia negli edifici e produciamo beni, l’Italia riuscirà a dare il suo vero contributo alla lotta ai cambiamenti climatici, rispettando la scadenza del 2020 dell’accordo comunitario 20-20-20.
Approfondimenti
http://www.solidarietalegambiente.org/
I dossier su http://www.legambiente.eu/
Ti ricordi Cernobyl? (aprile 2006)
I problemi irrisolti del nucleare a vent’anni dal referendum (nov. 2007)
I più diffusi luoghi comuni sull’energia nucleare semplici da sfatare (aprile 2008)
Il nucleare non serve all’Italia (maggio 2008)
I costi nascosti del Nucleare (agosto 2008)
Chi è Massimo Scalia
Massimo Scalia è, attualmente, docente del corso di Modelli di Evoluzione nelle Scienze Applicate per Matematica e del corso di Fisica Ambientale per Scienze Ambientali, all’Università La Sapienza di Roma.
E’ tra i padri dell’ambientalismo scientifico in Italia.
Insieme a Gianni Mattioli è stato alla guida di Lega per l’Ambiente, oggi Legambiente, del movimento antinucleare che portò all’abrogazione dell’uso dell’energia nucleare in Italia, è tra i fondatori del Movimento Ecologista, delle Liste Verdi, è stato tra i primi parlamentari eletti negli anni 80, poi capo gruppo e ancora primo presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
Il suo nome è legato alle battaglie contro il nucleare e per le energie sostenibili.
Dopo l’esperienza nei Verdi è tra i dirigenti nazionali di Legambiente e membro autorevole del Comitato Scientifico di Legambiente.

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La Commissione Europea autorizza la coltivazione di soia transgenica

La Commissione Europea autorizza la coltivazione di un tipo di soia transgenica prodotta dalla Bayer, destinata principalmente all’alimentazione animale, ma che finirà inesorabilmente nei prodotti per l’alimentazione umana grazie alla mancata adozione di misure specifiche per scongiurare la contaminazione.

“L’Europa e’ schizofrenica sugli ogm: il Parlamento Europeo blocca le carni clonate e la Commissione autorizza soia biotech. Con la scusa della scarsità alimentare si danneggia l’economia e la sicurezza dei consumatori europei. L’unica certezza e’ la volontà di spalancare le porte agli Ogm in Europa facendo un grande favore agli Stati Uniti e alle multinazionali del Biotech che li producono. Non ha alcun senso, infatti, autorizzare la soia transgenica per scongiurare il rischio di scarsità di mangimi per l’allevamento zootecnico in Europa. La crisi alimentare degli animali si scongiura autorizzando gli Stati europei a produrre autonomamente e nella maniera più consona al proprio contesto le varietà necessarie al proprio sistema agroalimentare”. Lo spiega Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura di Legambiente, commenta la notizia del definitivo via libera concesso dalla Commissione Europea. “I consumatori italiani ed europei continuano ad opporsi agli ogm – ha sottolineato Ferrante – , il Parlamento europeo, dall’alto della sua autorità, si e’ recentemente espresso contro la clonazione animale per fini alimentari, eppure la Commissione apre alla commercializzazione di una soia transgenica di cui l’Europa non ha alcun bisogno e che mette seriamente a rischio le nostre produzioni agroalimentari tipiche e di qualità”.

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le centrali nucleari italiane continuano ad uccidere

Nel Garigliano, vicino alla ex centrale nucleare, un morto su due è per tumore

…lo spostamento della base Nato nel 1993, ufficialmente dovuto al taglio di fondi dell’amministrazione Clinton, sarebbe invece dovuto all’inquinamento radioattivo in cui versa la zona…

Il Ministero della Sanità ha disposto un’indagine conoscitiva per fare luce sulla reale situazione dell’impianto nucleare del Garigliano, ai confini delle province di Caserta e Latina. La centrale nucleare di Sessa Aurunca sul Garigliano fu costruita nel 1959; da 14 anni l’Italia non produce più energia nucleare, ma le centrali sono sempre lì, invecchiano, con il loro carico di combustibile irraggiato – uranio e plutonio – e migliaia di rifiuti stoccati nei bidoni.
L’indagine segue l’azione promossa da 14 sindaci dei Comuni della piana del Garigliano tra cui quelli di Sessa Aurunca, Formia, Gaeta che alcuni mesi fa avevano firmato e sottoscritto un documento in cui richiedevano l’avvio di una indagine epidemiologica sulle cause di morte negli ultimi 30 anni nei loro territori.

I sindaci chiedevano tutte le misure di verifica sanitaria per stabilire se ed, eventualmente, in che misura – la fuoriuscita di sostanze radioattive della dimessa Centrale Nucleare sul Garigliano possa essere messa in relazione di causa e di effetto nei confronti del rilevante numero di casi tumorali registrati negli abitati della zona.

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