Archive for the 'comunicati stampa' Category

contro la riduzione dei bus nel centro storico

Il circolo Legambiente di Amelia esprime la sua totale  disapprovazione per la recente decisione dell’Amministrazione comunale
di tagliare le corse dei bus pubblici verso il quartiere S.Lorenzo e quelle del pollicino nel centro storico. Soprattutto queste ultime sono
e ssenziali per limitare il traffico privato che costituisce elemento di disturbo grave alla vivibilità del centro stesso.
Ci si chiede peraltro perché sia stato dismesso l’abbinamento del biglietto gratuito del pollicino con quello dei parcheggi fuori porta. Inoltre andrebbe incentivato l’uso del pollicino per tutti i dipendenti comunali e ospedalieri per contrastare il parcheggio selvaggio che deturpa le vie e i vicoli del centro storico. Il taglio delle corse va contro la necessità di ridurre il traffico puntando sul reale rispetto e l’estensione della zona ztl, un sistema di parcheggi esterni e l’incentivazione dei trasporti pubblici.
Il traffico eccessivo rende poco gradevole la fruizione del centro storico ai turisti, costretti a respirare smog e a “spalmarsi” contro i muri dei vicoli e in alcune zone crea un forte livello di inquinamento da benzene, come dimostrano i valori elevati registrati fino a 3 anni fa, quando l’ARPA ha brillantemente risolto il problema eliminando i rilevatori dell’inquinamento presenti nel centro storico
Non possiamo infine rilevare, seppure non rientri tra le tematiche ambientali, che la decisione di tagliare l’unico nido pubblico presente in città, non può non contribuire a un peggioramento complessivo della qualità della vita cittadina per il carattere di servizio essenziale che esso rappresenta grazie anche alle tariffe in base al reddito, che aiutano le famiglie con più figli piccoli e redditi bassi. La sua chiusura diminuirà i posti disponibili per i bambini sul territorio creando difficoltà per le famiglie nel conciliare la gestione dei figli con il lavoro

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E’ nato il comitato referendario “vota SI contro le trivelle” dell’Amerino

volantinoE’ nato ad Amelia il Comitato “vota SI contro le trivelle” del comprensorio amerino. Il suo compito sarà  sensibilizzare i cittadini sui problemi ambientali prodotti dalle estrazioni di idrocarburi nei nostri mari. Vogliamo far capire l’importanza di partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare per votare SI ed abrogare la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze. La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, rende “sine die” le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare.
Nonostante che, grazie alla lotte del movimento NO TRIV, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. Solo abrogando questa norma possiamo iniziare a tutelare le acque territoriali italiane.
Le trivelle sono il simbolo tecnologico del PETROLIO: la vecchia energia fossile principale causa dei cambiamenti climatici dovuti all’effetto serra, dell’ inquinamento in ambito urbano che produce gravissime patologie, della dipendenza economica nei confronti dei paesi produttori, di guerre scatenate per il controllo delle riserve.
Dobbiamo difendere gli interessi delle grandi lobby petrolifere a discapito dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilità ambientale e sociale?
Noi vogliamo che il nostro Paese  prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici.
Fermare le trivellazioni in mare è in linea con l’impegno, preso dall’Italia assieme ad altri 194 Paesi a Parigi alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo.
Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Il comitato  si pone l’obiettivo di informare I cittadini  sul referendum, spiegando che il vero quesito è: “vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul raggiungimento del 100% di energia da fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione?”.
Le più grandi risorse del nostro paese: il turismo, che contribuisce  al 10% del PIL e dà lavoro a 3 milioni di persone, la pesca, che produce il 2,5% del PIL e dà lavoro a 350.000 persone; il patrimonio culturale che vale 5,4% del PIL e che dà lavoro a 1 milione e 400.000 persone; il comparto agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL, e dà lavoro a 3 milioni e 300.000 persone, vengono messe in pericolo dallo sfruttamento dei pochi giacimenti presenti nelle nostre acque territoriali.
Il gioco non vale la candela: tutto il petrolio presente sotto il mare italiano sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale di greggio per 7 settimane e le società petrolifere contribuiscono al bilancio dello stato con royalty di poco superiori ai 200 milioni di euro l’anno in quanto non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo.
L’impatto pesaggistico e l’inquinamento prodotto dall’attività di estrazione del petrolio mettono a dura prova la salute e la bellezza delle nostre spiagge,  inquinano il pesce e riducono la pesca, tolgono risorse al turismo e appannano l’immagine dei nostri prodotti enogastronomici   apprezzati in tutto il mondo.
Per estrarre le ultime gocce di petrolio  produciamo un enorme impatto ambientale cercando di ritardare l’ineludibile: è necessario uscire dall’economia del petrolio prima che l’effeto serra cambi irriversibilmente il clima globale

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dieci anni dal crollo delle mura: nessun colpevole, nessuna soluzione!

  Domenica 24 Gennaio alle 11.30 i volontari di Legambiente Amelia e di Italia  Nostra hanno effettuato un flash mob davanti alle mura per ricordare i 10 anni dal loro crollo.
I militanti delle due associazioni hanno “indossato” dei cartelli in cui ciascuno ha scritto le domande che si è posto dalla caduta delle mura: “perché sono crollate le mura?” domanda a cui la magistratura non ha dato una risposta pur rilevando “condotte omissive dell’impresa”, “quando verranno ricostruite?” – visto che non risultano finanziamenti per una loro ricostruzione, “quanto ci è costato il tendone?” così gli amerini chiamano confidenzialmente la mastodontica copertura della zona del crollo che in tanti anno non ha “svelato” la sua funzione e che finalmente -pare- verrà smantellata. Divertente il cartello scritto da una mamma e portato dal suo bambino: “io non le ho viste in piedi, le vedrò?” Le mura crollate di Amelia sono una ferita, non solo nell’immagine della città, ma nel sentimento della gente. Tutti vorrebbero rivederle in piedi. Abbiamo portato in piazza le domande, dubbi, le perplessità con cui gli amerini seguono da 10 anni questa vicenda. Siamo scesi in piazza per dire che 10 anni sono troppi e che è arrivato il momento di trovare una soluzione definitiva al problema

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I volontari di Legambiente scoprono una discarica abusiva

I volontari legambiente che stavano effettuando la giornata di “caccia al rifiuto”, per ripulire i boschi dai tanti rifiuti gettati da sconsiderati, si sono trovati di fronte ad uno spettacolo sconvolgente. Dopo essersi calati lin una scarpata al ciglio della via Orvietana, a pochi Km da Amelia, hanno trovato quintali di rifiuti di ogni genere, tra cui grosse quantità di rifiuti speciali, una vera e propria discarica abusiva.

Tra gli altri, sono stati recuperati, grazie alla collaborazione del comune che ha fornito il camion per il trasporto, 48 estintori, 53 tra gomme e battistrada, 1 frigorifero e alcuni sanitari, insieme a grosse quantità di plastica, vetro e materiali vari. Riempito il camion sono rimasti ancora quintali di rifiuti stratificati e seminterrati.

La quantità di gomme, in parte semilavorata, e di estintori fanno pensare a ditte di smaltimento che si siano “disfatte” clandestinamente dei rifiuti. Sono state trovate anche tracce di materiale sanitario. La discarica è stata oggetto di una segnalazione alla guardia forestale ed al comune, a cui seguirà una regolare denuncia perché vengano perseguiti gli smaltitori illegali e “bonificata” la zona.

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Raccolte più di 3000 firme per salvare il Rio Grande!

In 20 giorni sono state raccolte pià di 3000 firme per salvare il Rio Grande

rio Grande 3In questi anni i cittadini amerini hanno dovuto assistere impotenti al definitivo interramento del bacino del Rio Grande nell’indifferenza delle autorità preposte alla sua manutenzione. A seguito di un’Ordinanza della Protezione Civile (n. 149 del 9-1-2014) che rischia di portare alla definitiva dismissione delle dighe del Rio Grande, Italia Nostra, Legambiente e WWF hanno deciso di mobilitarsi per una raccolta firme. Con la petizione SALVIAMO IL RIO GRANDE gli amerini chiedono alla Regione Umbria di rispondere all’Ordinanza, di farsi carico delle dighe Para e Ponte Grande ed evitare così che le due antiche strutture vengano dismesse con opere e disposizioni volte a determinarne il definitivo abbandono.

I firmatari e le tre associazione ambientaliste sottolineano inoltre che la riapertura della chiusa di fondo della diga del Ponte Grande è tecnicamente possibile ed è l’unica soluzione per ripristinare il lago. Lo scoglio vero è rappresentato dalla mancanza di un gestore che rediga un progetto in sanatoria della struttura e supervisioni il piano di rimozione dei fanghi. Durante la raccolta firme le associazioni promotrici hanno avuto modo di constatare che la cittadinanza vuole fermamente il ripristino del lago nelle sue condizioni originarie, ritenendo qualsiasi altro intervento che prescinda dalla riapertura della chiusa di fondo un’opera inutile e dispendiosa.

Italia Nostra, Legambiente e WWF ringraziano quanti si sono spesi per la raccolta delle firme e tutti i cittadini che hanno dimostrato nei fatti il loro amore per questo bene della comunità.

Le firme saranno consegnate alla presidente Marini nei prossimi giorni, ma sarà ancora possibile firmare on-line al seguente indirizzo:

http://www.change.org/it/petizioni/comune-di-amelia-salviamo-la-diga-del-rio-grande-dall-interrimento-e-fermiamo-il-balletto-delle-competenze-amministrative?share_id=ApIErdsmpN&utm_campaign=share_button_action_box&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition

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Salviamo il Rio Grande

rio grande in seccaIl 9 gennaio un’ordinanza della Protezione Civile ha chiesto alla Regione Umbria di manifestare il suo interesse per la gestione della diga sul Rio Grande, su cui passa la statale amerina, altrimenti provvederà in breve tempo a dismettere lo sbarramento.

Le condizioni del Rio Grande sono sotto gli occhi di tutti: il bacino è ormai quasi completamente riempito dal fango e una sottile pellicola d’acqua è presente solo nei giorni di pioggia. La dismissione della diga metterebbe la parola fine a qualsiasi speranza di ricreare la bellezza paesaggistica del lago tanto amato dagli amerini.

Le associazioni ambientaliste Legambiente Amelia, Italia Nostra di Amelia e la sezione di Amelia del WWF hanno deciso di lanciare una raccolta di firme per la petizione popolare Salviamo il Rio Grande.

Con questa petizione le tre storiche associazioni chiedono che la Regione Umbria, una volta determinato lo stato della diga, se ne faccia carico e inizi in tempi ragionevoli i lavori per lo svuotamento completo del lago, con la riapertura dello scarico di fondo della diga e la creazione di un nuovo sistema di regolazione che permetta periodicamente di ripulire il bacino dai fanghi. In questo modo sarà possibile ricreare l’ambiente naturale lacustre, restituire agli amerini la bellezza dei luoghi e ricostruire un ecosistema in grado di ospitare importanti specie di animali, tra cui l’airone cinerino e la garzetta, specie considerate in pericolo e perciò protette dalla Direttiva Uccelli dell’Unione Europea.

Di fronte ai cittadini che sottoscriveranno la petizione, Legambiente, Italia Nostra – Amelia e WWF sono fiduciosi che la Regione Umbria prenderà in carico la gestione della diga e ribadiscono la loro disponibilità a definire con le autorità locali un progetto operativo per lo svuotamento del bacino e la rinaturalizzazione del lago, con la collaborazione degli esperti dei Comitati Scientifici delle rispettive organizzazioni.

ITALIA NOSTRA – AMELIA

LEGAMBIENTE AMELIA

WWF sezione di AMELIA

 

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le nostre osservazioni sul progetto LIFE per il Rio Grande

 

Se possiamo condividere l’intenzione di un’azione per il ripristino e rinaturalizzazione dell’area del Rio Grande, dobbiamo però dire che il progetto LIFE presenta molti lati oscuri che potrebbero produrre un esito molto diverso da quanto enunciato nel progetto..

1) condividiamo l’esigenza di “svuotare” dai fanghi il bacino del Rio Crande, compresi i suoi affluenti ma la costruzione di una galleria a 2,5 m dallo sfioro non garantisce il ripristino del bacino e determinerebbe la formazione di un bacino con fondali troppo bassi per ripristinare un ecosistema lacustre. L’unico modo per “ricreare” veramente il bacino iniziale è uno svuotamento completo che non può avvenire se non con la riapertura dello scarico di fondo della diga e la creazione di un nuovo sistema di regolazione che permetta periodicamente di svuotare completamente la diga. Il “dewatering” con posizionamento dei fanghi sulle rive determinerà una riduzione dell’alveo, già piccolo, di ulteriori 6 m., mettendo in pericolo la creazione di un ecosistema sufficiente alla conservazione della fauna acquatica, danneggiando i pochi lembi di vegetazione ripariale che si vorrebbero proteggere. Bisogna quindi pensare ad una diversa modalità di svuotamento o ad un “riposizionamento” diverso dei fanghi che non incida sul già esiguo bacino.

Il nostro circolo, insieme ad Italia Nostra e il WWF, nei prossimi giorni, lancerà la petizione popolare “Salviamo il Rio Grande” per chiedere che la regione Umbria, come previsto dall’ordinanza della Protezione Civile del 9 Gennaio 2014, si prenda in carico della gestione della diga del Rio Grande e si proceda ad un completo svuotamento del bacino ed al ripristino della diga di fondo. Solo così sarà possibile ricreare l’ambiente naturale restituendo a tutti gli amerini la bellezza del paesaggio del Rio Grande che tutti amano.

Se questo non avverrà, il parere della protezione civile è quello di procedere alla DISMISSIONE delle dighe, cioè alla FINE della “Para” e al definitivo infangamento del “Ponte”, con relativa estinzione del lago e relativi rischi anche sulla staticità del ponte (non progettato per tenere un bacino di fango ma bensì un bacino di acqua!)

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L’ARPA nasconde con una foglia di fico l’eliminazione del monitoraggio del benzene nel centro storico di Amelia!

La lettera inviata dall’ARPA al sindaco di Amelia cerca di nascondere il fatto che la rilevazione del benzene nel centro storico di Amelia è stata azzerata. Dei due siti di rilevazione presenti uno, in piazza Matteotti, è stata eliminato, l’altro, di via Repubblica, con le più alte percentuali di benzene dell’Umbria, verrà utilizzato solo 8 settimane l’anno (scelte con quali criteri?)

Rimane il sito di rilevazione nel centro di piazza XXI Settembre, zona aperta e molto ventilata (alcuni amerini la chiamano “lo sventolatoro di Amelia”) e la nuova centralina che monitorerà molti parametri ambientali (ozono, benzene, PM10, PM 2,5 e ossidi di azoto) che potrebbe dare informazioni significativamente se non fosse che… verrà collocata in via del villaggio, una zona in alto, con un traffico limitato ai soli pochi residenti.

L’Arpa ha affermato che la rilevazione del benzene in via della Repubblica verrà praticamente azzerata a causa della sua localizzazione in prossimità della porta del paese, è caratterizzata da una scarsa circolazione d’aria, con conseguente minore capacità di dispersione degli inquinanti emessi dal traffico veicolare”. Quindi non ritiene significativo che gli abitanti del centro storico respirino quantità preoccupanti di benzene perché… non ritiene i risultati significativi rispetto alla situazione media di Amelia.

Noi riteniamo che le rilevazioni degli inquinanti dovrebbero servire per sapere se l’inquinamento è arrivato a livelli preoccupanti, per potervi porre rimedio, ed evidentemente nel centro storico il problema del traffico e dell’inquinamento c’è, andrebbe affrontato e monitorato.

Ma prendendo per buone le considerazioni dell’ ARPA e applicandole al sito prescelto per la nuova centralina si potrebbe affermare che: i risultati rilevati in una zona ben ventilata, rialzata rispetto al piano delle strade di Amelia centro che è caratterizzata da scarso traffico e abbondante circolazione d’aria con conseguente dispersione degli inquinanti possono realmente essere significativi? O porteranno a poter affermare “scientificamente” che ad Amelia i dati dell’inquinamento sono molto al di sotto delle soglie di pericolo, malgrado che la situazione nel centro storico, che coinvolge qualche migliaio di abitanti, negozianti e lavoratori, sia -fino agli ultimi dati rilevati nel 2011- decisamente preoccupante, come mostra lo studio pubblicato sul nostro sito (vedi sotto)?

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la nostra posizione sui campi fotovoltaici

Come circolo di Legambiente ci siamo sempre battuti a favore delle energie rinnovabili, indispensabili per poter evitare la catastrofe ambientale determinata dall’effetto serra. E’ urgente che le energie rinnovabili, non inquinanti, sostituiscano le più breve tempo possibile il petrolio, il carbone ed il gas per fermare la corsa all’aumento della CO2 e la febbre del pianeta.

Anche delle migliori tecnologie che sfruttano le energie inesauribili senza inquinare, si può fare un uso sbagliato. In Italia ci sono 20.000 kmq di tetti, migliaia di Km di barriere frangisuono, oltre a terreni industriali, cave e discariche dismesse, terreni contaminati ecc dove posizionare pannelli fotovoltaici è un’ottima soluzione per produrre energia pulita.

Impianti di piccole dimensioni, in campagna, possono dare una giusta integrazione al reddito dei piccoli agricoltori, in crisi da molti anni.

Non possiamo però nascondere la nostra contrarietà ai campi fotovoltaici che stanno cambiando l’aspetto del panorama agricolo tradizionale dell’amerino. Lo stesso panorama che la legge De Petris, giacente alla camera da almeno 4-5 anni, vorrebbe dichiarare patrimonio nazionale da difendere con misure di tutela.

La possibilità di guadagnare cifre ingenti sta spingendo banche, assicurazioni e latifondisti a chiedere di poter costruire grossi campi fotovoltaici, anche nelle zone di grande valore paesaggistico. Gli agricoltori, non potendo sostenere i costi di investimento, al massimo possono godere delle briciole del conto energia, affittando i campi agli speculatori.

Nell’amerino il paesaggio è un bene comune da difendere per rendere possibile uno sviluppo sostenibile che punti sulla valorizzazione del patrimonio naturale e delle produzioni agricole di qualità per rilanciare un turismo ecocompatibile. Continue Reading »

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Firma il referendum contro la privatizzazione dell’acqua

Si è costituito il 4 Maggio 2010 il Comitato Acqua Pubblica di Amelia che si ripropone di raccogliere le firme per il referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua.

L’acqua è un bene comune e un diritto universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropiarsene, né farci profitti.
Vogliamo togliere l’acqua dal mercato, per conservarla per le future generazioni.
una gestione pubblica e partecipativa.
Svendere il patrimonio pubblico ai privati regalerà alle multinazionali il controllo dell’acqua, in tal modo il servizio sarà assoggettato non più alle clausole di certezza dei servizi delineati dall’Unione Europea, ma alla copertura dei costi ed al raggiungimento del massimo dei profitti nel minor tempo possibile. Non è possibile considerare l’acqua una semplice merce, vogliamo una gestione pubblica e partecipativa che garantisca la qualità del servizio e la sua adeguatezza economica per tutti, anche per coloro che hanno disponibilità economiche limitate.

Hanno aderito al comitato: il Circolo Legambiente dell’amerino, il WWF, Italia Nostra, l’associazione Arcobaleno, l’associazione Arciragazzi “il laboratorio”, Lara Maroni presidente del Forum delle Donne, Federazione dei Verdi, Sinistra Ecologia e libertà, Federazione della Sinistra, Circolo dei Giovani democratici.

Questi saranno i prossimi appuntamenti per la raccolta delle firme:

Sabato 15 Maggio dalle ore 16 presso la passeggiata di Amelia

Sabato 22 Maggio pomeriggio presso il chioschetto vicino alla passeggiata sul Rio Grande

Sabato 29 Maggio dalle ore 16 presso la passeggiata di Amelia

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